• UPA Savona si rivolge al nuovo Governo via le imposte sui televisori in camera - Angelo Berlangieri - Pianeta Turismo

    UPA Savona si rivolge al nuovo Governo: via le imposte sui televisori in camera

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    «Via Siae, Scf e Imaie per tenere i televisori nelle camere degli hotel, imposte anacronistiche e senza senso». L’appello è degli albergatori o meglio dell’Unione Provinciale Albergatori ed è rivolto al Governo M5S-Lega.
    Si tratta delle “gabelle minori”. Togliere queste gabelle non ha alcun costo per il bilancio dello Stato e che se anche non risolvesse i problemi del turismo darebbe un segnale di attenzione verso un’economia da sempre poco considerata.
    Sono tasse assurde, simili alle accise sulla benzina che ancora si pagano per la guerra in Etiopia. E allora visto che sentiamo parlare di “voglia di cambiamento”, di “spallate al passato” il mondo imprenditoriale turistico chiede un segnale forte di attenzione da parte del governo.
    In particolare a finire nel mirino dell’Upa sono la Siae, la Scf ovvero la tassa dei supporti fonografici (DVD) e l’Imaie, ovvero la tassa per gli artisti interpreti ed esecutori di opere cinematografiche ed assimilate.
    Se non si pagherà più l’Imaie, l’Istituto Mutualistico Artisti Interpreti o Esecutori, non credo che Brad Pitt fallirà e sarà costretto a chiedere aiuto ad un ente assistenziale. Manca solo che ci facciano pagare la pensione ai calciatori, poi le abbiamo viste tutte. Del resto molti dei nostri clienti in televisione guardano le partite di calcio. Perché aggiungere altri oneri e adempimenti?.
    La verità è che gli albergatori già pagano un canone Rai piuttosto oneroso e che incide sui bilanci delle strutture ricettive. La stessa Rai già paga, a sua volta, diritti agli autori, ai produttori e agli interpreti/esecutori dei programmi – compresi film e simili – che trasmettono.
    Togliere quelle imposte sarà un chiaro segnale di cambiamento da parte di un esecutivo che ha sbandierato la volontà di far ripartire il Paese anche perché le tv in camera sono uno dei tanti servizi di ospitalità alberghiera non certo un fattore di competitività o di ritorno economico diretto o indiretto.
    Come albergatori chiediamo anche maggiore attenzione all’imprenditoria turistica.
    Purtroppo nessun governo ha mai aiutato, se non con qualche sporadico intervento, gli imprenditori del nostro settore. Speriamo ora in un’inversione di tendenza per rilanciare davvero il sistema turistico con l’aiuto della politica e in questo caso del governo.

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  • Non si sfugge al fantasma della sharing economy - Angelo Berlangieri - Pianeta Turismo

    Non si sfugge al fantasma della sharing economy

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    Oramai tutti i colossi dell’ospitalità possiedono una piattaforma che offre servizi di sharing economy, da Homeaway (Expedia) a Onefinestay (Accor) e FlipKey (TripAdvisor), oltre, ovviamente, al più famoso Airbnb.
    Gli hotel di lusso o con un target molto elevato sono riusciti per ora ad evitare gli effetti negativi della sharing economy, ma è soltanto una questione di tempo.
    Questo perché la sharing economy non è solamente un prodotto ma un cambio di paradigma, un mutamento del modo stesso con cui i viaggiatori immaginano le proprie esperienze lontani da casa.
    Invece di resistere per evitare un cambiamento inevitabile, è importante capire quali siano i punti di forza e di debolezza di Airbnb e degli altri portali, in modo da essere pronti alla sfida dei prossimi mesi (non anni).
    Airbnb è nato come un servizio di room sharing per i viaggiatori più avventurosi, ai quali bastava un materassino gonfiabile (da qui l’air del nome) per terra e due chiacchiere con un autoctono per sentirsi accolti alla perfezione.
    Sono bastati pochi anni per vedere Airbnb aprire le porte a sempre più viaggiatori, aumentando esponenzialmente la propria offerta, sia quantitativamente sia qualitativamente.
    Airbnb è passato da offrire solo camere condivise in periferia ad attici a due passi da Times Square e dimore storiche di lusso in campagne da favola.
    L’industria dell’ospitalità classica ha reagito lentamente a questo cambio di marcia, guardando con fin troppa sufficienza una piattaforma che veniva ancora percepita come prodotto solo per viaggiatori con pochissime pretese.
    Oggi, purtroppo, è chiaro l’impatto di Airbnb e simili sull’industria ricettiva tradizionale.
    Fino ad oggi, giustamente, ci si è preoccupati principalmente dell’aspetto fiscale, considerando che il sommerso nel settore è pari al 75%, ed è stata così istituita la cedolare secca al 21% per ogni affitto breve.
    Un importante passo in avanti è stato fatto, rimangono però molti dubbi su diversi questioni, come la sicurezza delle strutture private e la mancanza di permessi e certificazioni.
    La domanda, però, nasce spontanea…….
    Siamo sicuri che in un regime di concorrenza leale questi portali di sharing economy fermerebbero la loro scalata?

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  • norma airbnb - angelo berlangieri - pianeta turismo

    Norma Airbnb: cedolare secca e registro ad hoc

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    Nei giorni scorsi la Commissione Finanze della Camera dei Deputati ha approvato un emendamento alla Legge di Bilancio, che introduce nuove regole fiscali per gli affitti di breve periodo effettuati da privati o tramite l’intermediazione di portali online.
    Se l’emendamento, soprannominato “Norma Airbnb”, proseguirà positivamente il proprio iter in Commissione Bilancio ed entrerà a far parte del testo definitivo della manovra, sarà impossibile evadere il fisco.
    La Norma, infatti, prevede che il canone relativo agli affitti di breve periodo, come ad esempio quelli offerti da Airbnb, sia assoggettato alla cosiddetta cedolare secca automatica con un’aliquota del 21 per cento.
    Con questo emendamento, chi oggi affitta camere o case senza aver dichiarato l’avvio dell’attività, ma svolgendola su Airbnb, non potrà più nascondersi.
    L’obiettivo è di favorire la trasparenza nel mercato delle locazioni di breve periodo ed assicurare il contrasto all’evasione fiscale.
    Presso l’Agenzia delle Entrate, infatti, nascerà il registro unico nazionale delle attività extralberghiere non imprenditoriali, che conterrà le generalità dei soggetti che svolgono questa attività e le informazioni relative agli immobili messi in affitto.
    Il proprietario che offre ospitalità in appartamenti privati sarà obbligato a trasmettere la comunicazione relativa all’attività all’Agenzia delle Entrate per l’iscrizione degli immobili nel registro, mentre l’intermediario dovrà fare da sostituto di imposta, ovvero versare al fisco il dovuto per conto del proprietario dell’appartamento, e quindi dovrà avere una partita iva italiana.
    Nel 2015 Airbnb Italia è stato utilizzato da 3,6 milioni di persone per viaggiare in Italia. Dopo Stati Uniti e Francia, l’Italia è il terzo paese al mondo per offerta di abitazioni.
    Secondo stime recenti Airbnb avrebbe raccolto nel 2014 introiti pari a 2,4 miliardi di euro con un’evasione fiscale presunta per circa 110 milioni di euro.
    Il Premier Renzi, però, ha dichiarato su twitter che “nessuna nuova tassa in legge di bilancio, nessuna. Nemmeno Airbnb. Finché sono premier io, le tasse si abbassano e non si alzano».
    Come Presidente dell’Unione Albergatori della provincia di Savona non posso non esser d’accordo sul principio basta nuove tasse e aumenti delle esistenti, ma qui non si tratta d’introdurre o aumentare le tasse (a regole attuali anche chi affitta appartamenti per vacanze a prescindere dal mezzo utilizzato per affittarli deve pagare le tasse!), ma di fare in modo che tutti le paghino nella giusta misura rispettando le regole a tutela dei consumatori, della pubblica sicurezza e del mercato.
    Noi operatori della ricettività già lo facciamo tutti i giorni adempiendo a numerosi e talvolta incredibili oneri e non siamo più disposti ad accettare che altri furbescamente lo facciano creando una palese e dannosa situazione di disparità di trattamento e di concorrenza sleale.

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