• Non si sfugge al fantasma della sharing economy - Angelo Berlangieri - Pianeta Turismo

    Non si sfugge al fantasma della sharing economy

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    Oramai tutti i colossi dell’ospitalità possiedono una piattaforma che offre servizi di sharing economy, da Homeaway (Expedia) a Onefinestay (Accor) e FlipKey (TripAdvisor), oltre, ovviamente, al più famoso Airbnb.
    Gli hotel di lusso o con un target molto elevato sono riusciti per ora ad evitare gli effetti negativi della sharing economy, ma è soltanto una questione di tempo.
    Questo perché la sharing economy non è solamente un prodotto ma un cambio di paradigma, un mutamento del modo stesso con cui i viaggiatori immaginano le proprie esperienze lontani da casa.
    Invece di resistere per evitare un cambiamento inevitabile, è importante capire quali siano i punti di forza e di debolezza di Airbnb e degli altri portali, in modo da essere pronti alla sfida dei prossimi mesi (non anni).
    Airbnb è nato come un servizio di room sharing per i viaggiatori più avventurosi, ai quali bastava un materassino gonfiabile (da qui l’air del nome) per terra e due chiacchiere con un autoctono per sentirsi accolti alla perfezione.
    Sono bastati pochi anni per vedere Airbnb aprire le porte a sempre più viaggiatori, aumentando esponenzialmente la propria offerta, sia quantitativamente sia qualitativamente.
    Airbnb è passato da offrire solo camere condivise in periferia ad attici a due passi da Times Square e dimore storiche di lusso in campagne da favola.
    L’industria dell’ospitalità classica ha reagito lentamente a questo cambio di marcia, guardando con fin troppa sufficienza una piattaforma che veniva ancora percepita come prodotto solo per viaggiatori con pochissime pretese.
    Oggi, purtroppo, è chiaro l’impatto di Airbnb e simili sull’industria ricettiva tradizionale.
    Fino ad oggi, giustamente, ci si è preoccupati principalmente dell’aspetto fiscale, considerando che il sommerso nel settore è pari al 75%, ed è stata così istituita la cedolare secca al 21% per ogni affitto breve.
    Un importante passo in avanti è stato fatto, rimangono però molti dubbi su diversi questioni, come la sicurezza delle strutture private e la mancanza di permessi e certificazioni.
    La domanda, però, nasce spontanea…….
    Siamo sicuri che in un regime di concorrenza leale questi portali di sharing economy fermerebbero la loro scalata?

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  • Gli albergatori schierati contro gli affitti in nero - Angelo Berlangieri Pianeta Turismo - Unione Provinciale Albergatori Savona

    Gli albergatori schierati contro gli affitti in nero

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    In Riviera dilaga il “sommerso” nel turismo e gli albergatori aderenti all’Unione Provinciale Albergatori di Savona sono sul piede di guerra.
    “Quale soluzione migliore da adottare? Tassare la sharing economy. – sottolinea Carlo Scrivano, direttore di UPA Savona – Il mercato del sommerso non solo è fonte di concorrenza sleale nei riguardi degli imprenditori che pagano le tasse, rispettano le regole e danno lavoro a terzi, ma pone anche un problema di sicurezza sociale: per il flusso non controllato di persone all’interno di alcune abitazioni. Il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato”.
    Per gli albergatori dunque è necessario definire un quadro normativo chiaro e preciso che contrasti efficacemente il fenomeno dell’abusivismo.
    “Confidiamo che si passi presto dalle parole ai fatti e che un primo segnale arrivi dal Governo che deve agire sia sul mercato in espansione della sharing economy così come sugli home restaurant. Pure quelli si stanno affacciando in Riviera”.
    Per UPA Savona si pone un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, ricordando che città come Amsterdam, Barcellona, Berlino, New York, Parigi si sono già mosse per contrastare l’abusivismo. Dal rilascio di una licenza, all’apertura di una partita iva obbligatoria se l’attività supera i 60 giorni l’anno, alla gestione solo da parte di imprese ricettive dei contratti d’affitto inferiori a 30 giorni, a multe fino a 100 mila euro per chi viola le regole sugli affitti di breve durata.
    “Dunque occorre una presa di posizione urgente da parte di coloro che legiferano le normative, perché non è corretto che le strutture ricettive che sono in regola, che pagano le tasse e la tassa di soggiorno e rispettano le norme siano penalizzate e messe “fuori gioco” da altre strutture abusive che invece lavorano nell’ombra della semi-clandestinità. UPA Savona non è contraria a nuove forme di ricettività complementare, ma chiediamo il rispetto delle regole e chiarezza”.

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