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    Legge di Stabilità 2017: le misure a sostegno delle imprese ricettive

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    Da gennaio del prossimo anno, con l’approvazione definitiva della Legge di Stabilità 2017, entrano in vigore alcune importanti misure a sostegno della competitività del sistema delle imprese ricettive.
    Misure che sono state inserite nell’articolato della Legge anche grazie al lavoro d’impulso messo in atto da UPA per il tramite di Confindustria Italia Alberghi.

    Tra le norme più significative sono da evidenziare:

    1. l’abolizione degli studi di settore;
    2. la no local tax che blocca per tutto l’anno 2017 l’eventualità d’introduzione dell’imposta di soggiorno;
    3. la riduzione dell’IRES al 24% con l’introduzione, per le imprese individuali e le società di persone, della nuova IRI (Imposta sul Reddito della Imprese) con aliquota pari all’IRES (24%);
    4. il Tax Credit per gli interventi di riqualificazione delle imprese alberghiere che consente in pratica di recuperare, sotto forma di credito d’imposta, fino ad un massimo di 200.000 euro, il 65% delle spese sostenute nel 2017 e nel 2018 per interventi antisismici e di ristrutturazione edilizia, efficientamento energetico, abbattimento delle barriere architettoniche ed acquisto di mobili ed arredi. Lo stanziamento è fissato in 60 milioni di euro per il 2018, 120 milioni per il 2019 e 60 milioni per il 2020. Le modalità di attuazione del nuovo bonus sono demandate ad uno specifico decreto del MIBACT.

    Un pacchetto di misure sicuramente interessanti anche se sono rimasti ancora aperti perlomeno due fronti importanti su cui dover lavorare:

    • il riconoscimento della strumentalità all’attività d’impresa degli immobili in cui si esercita l’attività alberghiera con conseguente possibilità di detrazione di tutti i costi fiscali, IMU in primis, ad essi correlati;
    • la semplificazione dell’anacronistica giungla dei diversi diritti “d’autore e similari” richiesti da soggetti diversi a valere sulla trasmissione dei programmi televisivi con le televisioni in dotazione nelle camere e spazi comuni delle strutture ricettive.
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    Norma Airbnb: cedolare secca e registro ad hoc

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    Nei giorni scorsi la Commissione Finanze della Camera dei Deputati ha approvato un emendamento alla Legge di Bilancio, che introduce nuove regole fiscali per gli affitti di breve periodo effettuati da privati o tramite l’intermediazione di portali online.
    Se l’emendamento, soprannominato “Norma Airbnb”, proseguirà positivamente il proprio iter in Commissione Bilancio ed entrerà a far parte del testo definitivo della manovra, sarà impossibile evadere il fisco.
    La Norma, infatti, prevede che il canone relativo agli affitti di breve periodo, come ad esempio quelli offerti da Airbnb, sia assoggettato alla cosiddetta cedolare secca automatica con un’aliquota del 21 per cento.
    Con questo emendamento, chi oggi affitta camere o case senza aver dichiarato l’avvio dell’attività, ma svolgendola su Airbnb, non potrà più nascondersi.
    L’obiettivo è di favorire la trasparenza nel mercato delle locazioni di breve periodo ed assicurare il contrasto all’evasione fiscale.
    Presso l’Agenzia delle Entrate, infatti, nascerà il registro unico nazionale delle attività extralberghiere non imprenditoriali, che conterrà le generalità dei soggetti che svolgono questa attività e le informazioni relative agli immobili messi in affitto.
    Il proprietario che offre ospitalità in appartamenti privati sarà obbligato a trasmettere la comunicazione relativa all’attività all’Agenzia delle Entrate per l’iscrizione degli immobili nel registro, mentre l’intermediario dovrà fare da sostituto di imposta, ovvero versare al fisco il dovuto per conto del proprietario dell’appartamento, e quindi dovrà avere una partita iva italiana.
    Nel 2015 Airbnb Italia è stato utilizzato da 3,6 milioni di persone per viaggiare in Italia. Dopo Stati Uniti e Francia, l’Italia è il terzo paese al mondo per offerta di abitazioni.
    Secondo stime recenti Airbnb avrebbe raccolto nel 2014 introiti pari a 2,4 miliardi di euro con un’evasione fiscale presunta per circa 110 milioni di euro.
    Il Premier Renzi, però, ha dichiarato su twitter che “nessuna nuova tassa in legge di bilancio, nessuna. Nemmeno Airbnb. Finché sono premier io, le tasse si abbassano e non si alzano».
    Come Presidente dell’Unione Albergatori della provincia di Savona non posso non esser d’accordo sul principio basta nuove tasse e aumenti delle esistenti, ma qui non si tratta d’introdurre o aumentare le tasse (a regole attuali anche chi affitta appartamenti per vacanze a prescindere dal mezzo utilizzato per affittarli deve pagare le tasse!), ma di fare in modo che tutti le paghino nella giusta misura rispettando le regole a tutela dei consumatori, della pubblica sicurezza e del mercato.
    Noi operatori della ricettività già lo facciamo tutti i giorni adempiendo a numerosi e talvolta incredibili oneri e non siamo più disposti ad accettare che altri furbescamente lo facciano creando una palese e dannosa situazione di disparità di trattamento e di concorrenza sleale.

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  • Gli albergatori schierati contro gli affitti in nero - Angelo Berlangieri Pianeta Turismo - Unione Provinciale Albergatori Savona

    Gli albergatori schierati contro gli affitti in nero

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    In Riviera dilaga il “sommerso” nel turismo e gli albergatori aderenti all’Unione Provinciale Albergatori di Savona sono sul piede di guerra.
    “Quale soluzione migliore da adottare? Tassare la sharing economy. – sottolinea Carlo Scrivano, direttore di UPA Savona – Il mercato del sommerso non solo è fonte di concorrenza sleale nei riguardi degli imprenditori che pagano le tasse, rispettano le regole e danno lavoro a terzi, ma pone anche un problema di sicurezza sociale: per il flusso non controllato di persone all’interno di alcune abitazioni. Il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato”.
    Per gli albergatori dunque è necessario definire un quadro normativo chiaro e preciso che contrasti efficacemente il fenomeno dell’abusivismo.
    “Confidiamo che si passi presto dalle parole ai fatti e che un primo segnale arrivi dal Governo che deve agire sia sul mercato in espansione della sharing economy così come sugli home restaurant. Pure quelli si stanno affacciando in Riviera”.
    Per UPA Savona si pone un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, ricordando che città come Amsterdam, Barcellona, Berlino, New York, Parigi si sono già mosse per contrastare l’abusivismo. Dal rilascio di una licenza, all’apertura di una partita iva obbligatoria se l’attività supera i 60 giorni l’anno, alla gestione solo da parte di imprese ricettive dei contratti d’affitto inferiori a 30 giorni, a multe fino a 100 mila euro per chi viola le regole sugli affitti di breve durata.
    “Dunque occorre una presa di posizione urgente da parte di coloro che legiferano le normative, perché non è corretto che le strutture ricettive che sono in regola, che pagano le tasse e la tassa di soggiorno e rispettano le norme siano penalizzate e messe “fuori gioco” da altre strutture abusive che invece lavorano nell’ombra della semi-clandestinità. UPA Savona non è contraria a nuove forme di ricettività complementare, ma chiediamo il rispetto delle regole e chiarezza”.

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