• Il Piano Strategico del Turismo 20172022 entra nel vivo - Pianeta Turismo - Angelo Berlnagieri - Piani di Sviluppo Turistici

    Il Piano Strategico del Turismo 2017/2022 entra nel vivo

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    Nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente il Piano Strategico del Turismo 2017/2022, adottato lo scorso febbraio dal Consiglio dei Ministri, ed il prossimo 30 giugno il comitato permanente sul turismo darà le prime indicazioni operative.
    Con il Piano Strategico del Turismo, il Governo intende ridisegnare la programmazione in materia di economia del turismo rimettendola al centro delle politiche nazionali e dando operatività all’indirizzo strategico di creare una visione omogenea in tema di turismo e cultura.
    Il documento ha un orizzonte temporale di sei anni (2017-2022) e agisce su leve fondamentali come l’innovazione tecnologica e organizzativa, la valorizzazione delle competenze, la qualità dei servizi. Tali aspetti saranno integrati con la necessità di un utilizzo sostenibile e durevole del patrimonio ambientale e culturale.
    Il Piano è stato elaborato con la piena partecipazione delle istituzioni pubbliche, degli operatori di settore, degli stakeholders e delle comunità – per migliorare le politiche sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta – e la Direzione Generale Turismo del MiBACT ha coordinato il processo.
    Per promuovere il confronto tecnico sono stati adottati metodi e strumenti digitali avanzati e il Piano sarà monitorato di anno in anno, diventando così uno strumento costantemente aggiornato in grado di far evolvere in modo condiviso obiettivi e politiche e creare un sistema stabile di governance del settore.
    Il Piano Strategico del Turismo 2017/2022 promuove una visione declinata in quattro macrobiettivi:

    1. Innovare, specializzare e integrare l’offerta nazionale: realizzazione, in collaborazione con le Regioni, del primo Catalogo dei prodotti e delle destinazioni italiane. Progetti innovativi di formazione delle guide del patrimonio storico e culturale con gli attrattori enogastronomici. Creazione di forme di percorrenza alternative (vie e cammini). Potenziamento dell’attrattività del sistema dei Siti Unesco e delle città della cultura. Incentivi alla fruizione responsabile di contesti paesaggistici diffusi anche attraverso il recupero a fini di ricettività di qualità del patrimonio demaniale dismesso quali fari, case cantoniere e stazioni. Trasformazione dei grandi “landmark” italiani del turismo balneare e delle grandi città d’arte in “porte di accesso” ad altri territori emergenti, dalla grande capacità attrattiva ancora non espressa.
    2. Accrescere la competitività del sistema turistico: intermodalità tramite collegamento dei nodi dell’AV (le Frecce) con le destinazioni di città d’arte tramite trasporto su gomma; valorizzazione delle ferrovie storiche in percorsi turistici; rifinanziamento del tax credit ristrutturazione per i prossimi tre anni; semplificazione e armonizzazione del sistema normativo; promozione dell’innovazione e della digitalizzazione.
    3. Sviluppare un marketing efficace e innovativo in collaborazione con Enit con il progetto “Porte d’Italia” che valorizza gli hub di ingresso al paese tramite strumenti di comunicazione, tra cui il WIFI unico nazionale. Particolare attenzione sarà dedicata alla valorizzazione dei Siti Unesco, grazie anche ad alcuni gemellaggi con i siti cinesi.
    4. Realizzare una governance efficiente e partecipata per elaborare il Piano e le politiche turistiche: realizzazione di cruscotti previsionali con utilizzo di Big Data di andamento del settore, in accordo con Istat, Regioni e Enit. Le azioni previste dal Piano si basano su tre principi trasversali, declinati in ogni ambito: sostenibilità, innovazione e accessibilità.

    Piano Strategico del Turismo 2017/2022 | Maggiori informazioni

     

  • Come si misura il movimento turistico - Contare o pesare le presenze - Provincia di Savona Liguria - Angelo Berlangieri - Pianeta Turismo - Unione Provinciale Albergatori di Savona

    Come si misura il movimento turistico? Contare o pesare le presenze?

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    In questo periodo dell’anno, conclusasi la stagione estiva ed assestatisi i dati delle rilevazioni statistiche “ufficiali”, sui media imperversano i numeri e le analisi di raffronto tra anni e tra destinazioni sul movimento turistico nazionale e locale.
    I dati ufficiali (quelli ISTAT) che vengono utilizzati sono in grado di descrivere realmente l’andamento dell’economia turistica di una destinazione in un dato periodo di tempo?
    La risposta purtroppo è no, a dimostrazione ancora una volta di come questa economia, fondamentale per lo sviluppo e la sostenibilità economica del nostro paese, sia trattata in modo marginale e banalizzante!
    Infatti i due principali parametri misurati, gli arrivi (ovvero il numero di persone che hanno soggiornato in una destinazione) e le presenze (che descrivono il numero totale di notti di soggiorno in una destinazione) sono entrambe parametri che “contano” il movimento turistico senza pesarlo in termini di fatturato e valore aggiunto prodotto.
    Essendo il turismo un sistema economico che produce reddito ed occupazione (il doverlo ribadire ogni volta può apparire stucchevole ma è purtroppo necessario perché alla prova dei fatti il turismo è trattato in tutti i modi meno che come un settore economico trainante!) l’indice attendibile che ne misura l’efficienza e l’efficacia nel tempo, compresa efficienza ed efficacia delle politiche turistiche, non può che essere la misurazione del valore aggiunto e del fatturato generato in determinato tempo di osservazione!
    Se in una destinazione si dovesse registrare una riduzione del numero degli arrivi e delle presenze accompagnata da un significativo aumento del fatturato e del valore aggiunto generato non saremmo in presenza di una situazione di flessione o di crisi del turismo, ma al contrario di una inversione di tendenza positiva dovuta a politiche che modificando la composizione della domanda sono riuscite a migliorare le performance del turismo e le condizioni socio-economiche locali (maggiori margini per le imprese, maggiori fatturati per l’indotto, maggiori opportunità di occupazione e di investimenti dovuti al maggior tasso di ricchezza complessiva generata!) riducendo la cosiddetta pressione turistica e conseguentemente i costi locali di gestione dei flussi turistici stessi.
    Per simmetria ragionamento contrario dovremmo fare nel caso in cui i numeri aumentano ma i fatturati diminuiscono: non siamo in presenza di un boom del turismo ma di una situazione di difficoltà e/o di crisi vera e propria!
    Pertanto per una valutazione corretta, che rispetti l’importanza del turismo, non è sufficiente fare analisi solo contando arrivi e presenze, alla conta va sempre affiancato il dato sull’andamento, nello stesso periodo analizzato, del fatturato/valore aggiunto prodotto solo così, infatti, si può seriamente valutare l’effettivo stato di salute del turismo e l’efficacia delle politiche adottate, decidendo, conseguentemente, che cosa è più opportuno fare per favorire/supportare una tendenza positiva o per invertire una tendenza negativa.

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  • osservatorio turistico regionale

    OSSERVATORIO TURISTICO REGIONALE: CONOSCERE E MONITORARE PER DECIDERE

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    Il turismo è, e deve esser gestito come, un sistema economico.
    Quest’affermazione apparentemente semplicistica in realtà sottende una constatazione di fatto, il turismo, nella stragrande maggioranza dei casi, è considerato e gestito solo per una delle sue componenti: un fenomeno sociale connesso alle pratiche e alle tendenze del come trascorrere il tempo libero strutturato in viaggio e/o vacanza.
    Questa banalizzazione, e incoerente reputazione, del turismo è la più importante causa dei “mali” di cui oggi soffre il turismo italiano.
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