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    Il caso Grecia: un esempio che fa riflettere

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    Tra i fenomeni che hanno caratterizzato il turismo europeo in quest’estate 2015, uno in particolare, ci può fare riflettere su quelli che possono essere gli effetti, sull’economia del turismo, della reputazione mediatica di una destinazione: la crisi del turismo ellenico.
    Come rilevava, in una intervista dello scorso luglio, Andreas Andreadis, Presidente della Confederazione del Turismo Ellenico, in una sola settimana, quella precedente il referendum sulle misure economiche per affrontare la crisi greca, sono state cancellate 300.000 prenotazioni e il ritmo delle cancellazioni si è attestato, specie nelle isole del Mar Egeo, su una media di 50.000 al giorno.
    Eppure la Grecia ne veniva da un 2014 da record con un incremento del 23% delle presenze e del 10,6% del fatturato rispetto al 2013 e le previsioni d’inizio 2015 contavano un milione di arrivi in più rispetto al 2014!
    Che cos’è successo di così straordinario da provocare un impatto “devastante” sulla principale industria ellenica, che da sola ha prodotto nel 2014 il 17% del prodotto interno lordo?
    Se analizziamo i fattori che compongono l’offerta turistica greca, in particolare delle sue isole che sono state la destinazione che maggiormente ha sofferto la crisi, nulla è mutato rispetto al 2014. Ciò  in termini di qualità dell’offerta, di diversificazione del portafoglio prodotti, di politiche dei prezzi (anzi con l’inizio della crisi i prezzi sono sensibilmente calati), di strategie di posizionamento, comunicazione e promo-commercializzazione e neppure ci sono stati fenomeni tali da compromettere l’accessibilità della Grecia e delle sue isole o ancora fatti significativi compromettenti il senso di sicurezza per le persone che si recano per vacanza in Grecia.
    E’ successo che a seguito della crisi economico-finanziaria dello Stato greco, che ha impegnato il suo Governo in una lunga e complicata trattativa con l’Unione Europea, ha dilagato una campagna mediatica che ha occupato “le prime pagine” dei media di tutta Europa, tutti i giorni per settimane, trasmettendo un’immagine fortemente negativa di un paese sull’orlo del tracollo.
    In sintesi, il solo fatto che la reputazione mediatica del sistema paese sia crollata e che si sia diffusa la convinzione che la Grecia sia un paese complessivamente al tracollo ha determinato un effetto devastante e imprevedibile sul movimento turistico ellenico pur in presenza, nella realtà, di un sistema di offerta  competitivo e pienamente operativo in tutte le sue componenti!
    Quanto avvenuto è esemplificativo delle pesanti ricadute che può avere sull’economia turistica la gestione reputazionale e d’immagine di una destinazione turistica: la Grecia insegna che non c’è sistema d’offerta che regga l’impatto di una percezione negativa della destinazione, anche se questo nulla ha a che vedere (come nel caso greco) con il sistema turistico della destinazione stessa!
    La riflessione che ne deriva è che dovremmo tutti stare più attenti su come veicoliamo e comunichiamo gli aspetti che compongono l’immagine e la reputazione di una destinazione turistica. Ciò naturalmente, non significa avere l’ossessione fine a se stessa dell’immagine o il non volere affrontare con franchezza le questioni e i problemi minimizzandoli. Occorre però  avere la coscienza e la consapevolezza degli effetti che si possono generare su un’economia strategica per il nostro paese (come lo è per la Grecia se non di più), comunicando le cose negative in contesti e situazioni corrette senza esasperazioni e generalizzazioni, oltre per contro, a descrivere ed evidenziare anche le cose positive che ci caratterizzano e ci rendono un paese unico e straordinario.
    L’esempio del crollo del turismo greco, con le migliaia d’imprese e lavoratori del turismo in difficoltà, credo che sia un buon monito per ricordarci che con la reputazione di una destinazione non si scherza!

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